Delirio Fortitudo sabato sera a Basket City. Il primo derby d.C. (dopo
Carlton) è rimbalzato dalla parte della Skipper (80-79) insieme
all'ultimo tiro di Marko Jaric, il "traditore" che con la
Kinder sei mesi fa ha replicato lo scudetto in versione grande slam.
Matteo Bonicciolli, allenatore al debutto nell'evento che polarizza
Bologna più e meglio della politica, è zompato sul parquet
esultando in una sorta di danza maori della felicità primordiale.
E Andrea Meneghin si è tuffato, da solo, dentro la curva dell'Aquila
cavalcando l'onda dell'ebbrezza collettiva per scacciare il mare di
polemiche dell'ultima stagione.
Le V nere non si sono fatte asfaltare, come auspicava l'ultima impressionante
coreografia dei tifosi biancoblù capaci di trasformare il PalaDozza
nel palcoscenico di una rivalità sportiva che assume i contorni
della goliardia nei cori riservati alle bibliche lamentazioni di Ettore
Messina, ma anche dell'invettiva spietata senza simbolismi come quando
i pantaloni liberarono culi con e senza mutande. Ma per il "popolo
della F" conta soltanto vincere il derby, tanto più se gli
attuali lavori in corso di un quintetto aggrappato a Gregor Fucka in
qualche modo ripagano del grande freddo di Natale 2000, quando in casa
Fortitudo il termometro segnava meno 37. Ed è stata festa fino
all'appendice della proiezione in anteprima del film di Enza Negroni
che sintetizza l'identità della ormai mitica "Fossa dei
leoni": tutti calamitati dal maxi-schermo supertecnologico con
gli stessi "attori" che avevano appena finito di sgolarsi
a torso nudo. E sabato è finalmente comparso anche il libro 30
anni da leoni, curato dal quasi 40enne Leonardo, fotografie di Roberto
Serra e Luca Villani, preziosi e svariati contributi fra cui spicca
quello di Silvana Tolomelli (la lattaia di via San Felice...), dedica
a tutti quelli che non ci sono più, 143 pagine patinate, 44 mila
lire il prezzo. E' davvero la storia del vero tifo Fortitudo rivisitata
dall'orgoglio di chi ha coltivato la sua diversità sotto canestro
con le stesse ragioni e passioni di una vita mai rassegnata a farsi
tempestare dal potere predestinato.
Una vita spesa nel segno della F con il calendario che segna l'epopea
del "barone" Gary Schull, la stagione delle amarezze, il baratro
ricacciato indietro da Teo Alibegovic, il rinascimento con la presidenza
del primo tifoso Giorgio Seragnoli, la Coppa Italia 1998 che finalmente
riempie la bacheca e infine il sospirato scudetto conquistato proprio
a Treviso dall'idolo Carlton Myers. Senza dimenticare i ricordi di Lanfranco
Malagoli e Maurizio Albertini, sono i sei lustri della fanzine della
Fossa che si è guadagnata il posto che le compete nella biblioteca
della Fortitudo.
A Bologna è impossibile sottrarsi alla forbice che taglia in
due la città, a seconda del sostantivo latino nella palla a spicchi.
E come spiegavano domenica nel pranzo a base di tartufo gli iscritti
al club "Quelli che..." del presidente Stefano Morotti, la
Fortitudo è una malattia da cui non si può guarire. Mai.
Un derby vinto aiuta a convivere meglio con l'avvocato della Virtus...