I Trent'anni di Passione del popolo della F

da "Il Manifesto" del 20-11-2001

I trenta anni di passione del popolo della F

L'antica storia della Fossa e della Fortitudo. Uno dei due versanti del pallone a spicchi bolognese
ERNESTO MILANESI - BOLOGNA

Delirio Fortitudo sabato sera a Basket City. Il primo derby d.C. (dopo Carlton) è rimbalzato dalla parte della Skipper (80-79) insieme all'ultimo tiro di Marko Jaric, il "traditore" che con la Kinder sei mesi fa ha replicato lo scudetto in versione grande slam. Matteo Bonicciolli, allenatore al debutto nell'evento che polarizza Bologna più e meglio della politica, è zompato sul parquet esultando in una sorta di danza maori della felicità primordiale. E Andrea Meneghin si è tuffato, da solo, dentro la curva dell'Aquila cavalcando l'onda dell'ebbrezza collettiva per scacciare il mare di polemiche dell'ultima stagione.
Le V nere non si sono fatte asfaltare, come auspicava l'ultima impressionante coreografia dei tifosi biancoblù capaci di trasformare il PalaDozza nel palcoscenico di una rivalità sportiva che assume i contorni della goliardia nei cori riservati alle bibliche lamentazioni di Ettore Messina, ma anche dell'invettiva spietata senza simbolismi come quando i pantaloni liberarono culi con e senza mutande. Ma per il "popolo della F" conta soltanto vincere il derby, tanto più se gli attuali lavori in corso di un quintetto aggrappato a Gregor Fucka in qualche modo ripagano del grande freddo di Natale 2000, quando in casa Fortitudo il termometro segnava meno 37. Ed è stata festa fino all'appendice della proiezione in anteprima del film di Enza Negroni che sintetizza l'identità della ormai mitica "Fossa dei leoni": tutti calamitati dal maxi-schermo supertecnologico con gli stessi "attori" che avevano appena finito di sgolarsi a torso nudo. E sabato è finalmente comparso anche il libro 30 anni da leoni, curato dal quasi 40enne Leonardo, fotografie di Roberto Serra e Luca Villani, preziosi e svariati contributi fra cui spicca quello di Silvana Tolomelli (la lattaia di via San Felice...), dedica a tutti quelli che non ci sono più, 143 pagine patinate, 44 mila lire il prezzo. E' davvero la storia del vero tifo Fortitudo rivisitata dall'orgoglio di chi ha coltivato la sua diversità sotto canestro con le stesse ragioni e passioni di una vita mai rassegnata a farsi tempestare dal potere predestinato.
Una vita spesa nel segno della F con il calendario che segna l'epopea del "barone" Gary Schull, la stagione delle amarezze, il baratro ricacciato indietro da Teo Alibegovic, il rinascimento con la presidenza del primo tifoso Giorgio Seragnoli, la Coppa Italia 1998 che finalmente riempie la bacheca e infine il sospirato scudetto conquistato proprio a Treviso dall'idolo Carlton Myers. Senza dimenticare i ricordi di Lanfranco Malagoli e Maurizio Albertini, sono i sei lustri della fanzine della Fossa che si è guadagnata il posto che le compete nella biblioteca della Fortitudo.
A Bologna è impossibile sottrarsi alla forbice che taglia in due la città, a seconda del sostantivo latino nella palla a spicchi. E come spiegavano domenica nel pranzo a base di tartufo gli iscritti al club "Quelli che..." del presidente Stefano Morotti, la Fortitudo è una malattia da cui non si può guarire. Mai. Un derby vinto aiuta a convivere meglio con l'avvocato della Virtus...

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