Fanza 47


CONSIDERAZIONI

Devo dire che non è facile per me parlare di questa straordinaria vittoria, perché c'è il rischio da una parte di esagerare con discorsi del tipo "questo scudo è il sogno di una vita" (avendo l'abbonamento da appena 7 anni), e dall'altra di lasciare intendere, fra le righe, che della Fortitudo me ne importa relativamente e il fatto che la segua ovunque è solamente per condurre la cosiddetta vita da ultras.
Anche se faccio parte dell'ultima generazione di giovani, ho "fatto in tempo" a scegliere di non tifare Virtus perché mi è sempre piaciuto stare dalla parte dei più deboli (forza Toro,quindi).
Ciononostante, sin da quando Seragnoli ha incominciato a rinforzare pesantemente la squadra, ho sempre vissuto la vittoria come una condizione essenziale per il divertimi o meno al palazzo: uscire dopo aver perso anche una normale partita di stagione regolare e sentire i tifosi avversari (che anni fa venivano più massicciamente) festeggiare, mi lasciava una sensazione sgradevole al tal punto da non rendermi conto di tutto quello che mi accadeva di fianco, dal tifo alle coreografie e ad altre cose di questp tipo.
Man mano che la Fortitudo ha incomincialo a vincere un sempre maggior numero di parlile ci si è tutti, chi più chi meno, assuefatti alla vittoria, e certe cose che prima venivano fatte abitualmente sono iniziate a calare: mi sono reso conto di quanto queste cose mi mancassero, e che aldilà della vittoria o della sconfìtta il bello di tifare per l'effe scudata è farlo a priori, senza che ci sia bisogno di particolari stimoli come possono essere ad esempio una finale o un derby.
Come ho detto prima, mi sono schierato dalla parte dei più poveri proprio perché lo erano, sperando come tutti di diventare un giorno i più ricchi, ma a condizione di non perdere certi valori che disperdere sarebbe assurdo: se un ragazzo sceglie di schierarsi da una parte per spirito di ribellione, per non seguire la massa, perché rimane affascinato dai racconti di amici già adulti sulla goliardia tipicamente biancoblù e sull'odio per ciò che rappresenta la Virtus, non è incoerente rinnegare tutto ciò per la vittoria, magari nascondendosi dietro alla frase fatta "i tempi stanno cambiando"?
E di quanto ciò sia giusto ne ho avuto la conferma adesso, dopo avere finalmente vinto il tanto atteso tricolore, rimanendo al suono della sirena più che altro incredulo, forse perché era in me più grande la paura di perderlo che la voglia di vincerlo. La tensione accumolata era tanta, ed ho scaricato tutto quello che avevo dentro nei 15 minuti seguenti alla sirena, i più belli della mia vita, per poi chiedermi (non dopo delle settimane, ma in pullman) "cambierà qualcosa, adesso?", cercando di pensare a tutti gli appigli e pretesti possibili per rispondere di no, come ad esempio "non avendo più così tanta pressione, torneremo a fare ignoranza come una volta"...
La serie finale mi ha insegnato, infatti, che i sabati pomeriggio passati tra il bar ed i giardinetti a fare ballotta, il trovarsi un paio di volte per preparare la coreografia, l'aver rubato lo striscione ai trevigiani e (perché no?) gli incidenti di gara1 e gara4, ti lasciano dentro un qualcosa che va aldilà delle vittorie e delle sconfitte. E come dice una nostra canzone...

La Fortitudo lotta, la Fossa le è vicina! Comunque.

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