CONSIDERAZIONI
Devo dire che non è facile per me parlare di questa straordinaria
vittoria, perché c'è il rischio da una parte di esagerare
con discorsi del tipo "questo scudo è il sogno di una vita"
(avendo l'abbonamento da appena 7 anni), e dall'altra di lasciare intendere,
fra le righe, che della Fortitudo me ne importa relativamente e il fatto
che la segua ovunque è solamente per condurre la cosiddetta vita
da ultras.
Anche se faccio parte dell'ultima generazione di giovani, ho "fatto
in tempo" a scegliere di non tifare Virtus perché mi è
sempre piaciuto stare dalla parte dei più deboli (forza Toro,quindi).
Ciononostante, sin da quando Seragnoli ha incominciato a rinforzare
pesantemente la squadra, ho sempre vissuto la vittoria come una condizione
essenziale per il divertimi o meno al palazzo: uscire dopo aver perso
anche una normale partita di stagione regolare e sentire i tifosi avversari
(che anni fa venivano più massicciamente) festeggiare, mi lasciava
una sensazione sgradevole al tal punto da non rendermi conto di tutto
quello che mi accadeva di fianco, dal tifo alle coreografie e ad altre
cose di questp tipo.
Man mano che la Fortitudo ha incomincialo a vincere un sempre maggior
numero di parlile ci si è tutti, chi più chi meno, assuefatti
alla vittoria, e certe cose che prima venivano fatte abitualmente sono
iniziate a calare: mi sono reso conto di quanto queste cose mi mancassero,
e che aldilà della vittoria o della sconfìtta il bello
di tifare per l'effe scudata è farlo a priori, senza che ci sia
bisogno di particolari stimoli come possono essere ad esempio una finale
o un derby.
Come ho detto prima, mi sono schierato dalla parte dei più poveri
proprio perché lo erano, sperando come tutti di diventare un
giorno i più ricchi, ma a condizione di non perdere certi valori
che disperdere sarebbe assurdo: se un ragazzo sceglie di schierarsi
da una parte per spirito di ribellione, per non seguire la massa, perché
rimane affascinato dai racconti di amici già adulti sulla goliardia
tipicamente biancoblù e sull'odio per ciò che rappresenta
la Virtus, non è incoerente rinnegare tutto ciò per la
vittoria, magari nascondendosi dietro alla frase fatta "i tempi
stanno cambiando"?
E di quanto ciò sia giusto ne ho avuto la conferma adesso, dopo
avere finalmente vinto il tanto atteso tricolore, rimanendo al suono
della sirena più che altro incredulo, forse perché era
in me più grande la paura di perderlo che la voglia di vincerlo.
La tensione accumolata era tanta, ed ho scaricato tutto quello che avevo
dentro nei 15 minuti seguenti alla sirena, i più belli della
mia vita, per poi chiedermi (non dopo delle settimane, ma in pullman)
"cambierà qualcosa, adesso?", cercando di pensare a
tutti gli appigli e pretesti possibili per rispondere di no, come ad
esempio "non avendo più così tanta pressione, torneremo
a fare ignoranza come una volta"...
La serie finale mi ha insegnato, infatti, che i sabati pomeriggio passati
tra il bar ed i giardinetti a fare ballotta, il trovarsi un paio di
volte per preparare la coreografia, l'aver rubato lo striscione ai trevigiani
e (perché no?) gli incidenti di gara1 e gara4, ti lasciano dentro
un qualcosa che va aldilà delle vittorie e delle sconfitte. E
come dice una nostra canzone...
La Fortitudo lotta, la Fossa le è vicina!
Comunque.
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