3 Agosto 2005
COMUNICATO STAMPA

Il tifoso Fortitudo sa cosa vuol dire soffrire ma non pensavamo che dopo solo 1 mese di gioia per uno scudetto vinto da Fortitudo, ci saremmo ritrovati in questa situazione.

Evidentemente la sofferenza è l’elemento che ci contraddistingue, ne faremmo molto volentieri a meno, specie in una situazione come questa ma, tant’è e ne dobbiamo prendere atto.

Prendiamo atto anche che almeno metà della squadra Campione d’Italia se ne va; prendiamo atto che se vanno pedine basilari, pressoché tutto il quintetto base; prendiamo anche atto che se ne va il Capitano di tante battaglie e che questo scudetto è stato vinto anche perché lui l’ha fortissimamente voluto.

Di tutto quello che poteva capitare la tegola peggiore è l’addio di Basile, tra l’altro sancito in questa maniera dopo i proclami di amore eterno alla Effe ed al suo Popolo. Basile per noi è quello dei tiri ignoranti; Basile per noi è il Capitano, degno erede di capitani coraggiosi come Myers e Pilutti (giusto per citare gli ultimi); Basile per noi è colui che alle nostre cene non mancava mai anche se mancava l’intera squadra perché lui ci portava rispetto; Basile per noi è quello che pregava in mezzo al campo nella notte di Assago ed è salito in Fossa, evitando tutto e tutti, per festeggiare assieme a noi. L’uomo che va a Barcellona non è il nostro Basile.

Non sappiamo cosa sia successo, di sicuro non stiamo dalla parte di chi in maniera fin troppo banale l’ha offeso sui muri del palasport, ma non perdoniamo questa sua scelta di andarsene in maniera improvvisa. Ci auguriamo solo di non incontrarlo mai da avversario perché l’amore e l’odio si mischierebbero in maniera assurda creando una chimica che nessuno potrebbe controllare. Che faremo in un caso simile? Ci penseremo. Ora non è il momento di pensare a questo ma a solidarizzare con la Società, tradita dal suo pilastro fondamentale, a stare vicini al Coach ed ai giocatori che restano. Invitiamo però, a questo punto, chi di dovere a reinvestire la maggior parte del guadagno dalla cessione dei nostri giocatori nell’acquisto di gente che possa dare continuità al progetto ma soprattutto a rappresentare degnamente il simbolo della Effe Scudata.

A Teo, che comincia subito in maniera assurda (ma questa è la Fortitudo), auguriamo un buon lavoro dicendogli che abbiamo fiducia in lui e che non pretendiamo nulla se non che sia fatto salvo l’onore della nostra gloriosa Effe Scudata e chiedendogli di ricordare a chi vestirà quella canotta che si deve si battere sempre come un Leone per noi e per quel simbolo, unico elemento che non ci tradirà mai.

Infine vogliamo ricordare una cosa che questo delirio estivo ha fatto dimenticare a tutti, soprattutto ai giornalisti Bolognesi:

NOI SIAMO I CAMPIONI D’ITALIA!

Fossa dei Leoni 1970 - Fortitudo Bologna