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Il nostro gruppo ha deciso di aderire con orgoglio alla manifestazione
di oggi e condivide in pieno tutti i punti che sono alla base di queste
critiche che, come tutti speriamo, potranno risultare costruttive a partire
dal prossimo futuro. In ogni caso, ci sembrava giusto far conoscere in
maniera decisa il nostro pensiero, frutto di un pubblico, quello del basket,
ritenuto silente, raramente scomodo e quindi facilmente plasmabile da
chi muove i fili di questo sport. A tal proposito, noi come Commandos
Tigre, avevamo pensato di toglierci qualche sassolino dalla scarpa che
magari, vista la delicatezza degli argomenti in primo piano, può
risultare marginale al primo impatto, ma che noi reputiamo strettamente
connesso alI 'insieme di critiche-proposte a sfondo propagandistico sul
nostro sport preferito. Molte possono essere le modalità e le tipologie
di promozione del basket ma, secondo noi, come in tutti gli sport, certe
vol1:e sono proprio i protagonisti stessi, ovvero il lato più genuino
e meno imprenditoriale del business sportivo, a risultare il miglior veicolo
pubblicitario! Pensate alla pallavolo italiana; chi la seguiva prima del
boom degli anni '90? Sicuramente non più di una stretta cerchia
di aficionados. Dove ricercare le radici del boom? Guarda caso nei continui
successi di una nazionale che aveva fatto conoscere al mondo intero, ed
in Italia in particolare, i nomi di Zorzi, Lucchetta, Giani, Beniardi,
Gardini e chi più ne ha più ne metta! Gente che prima era
solo interprete di uno sport e che dopo era diventata il simbolo di quello
stesso sport, anche grazie al fatto che, oltre ad indossare quella maglia
per anni con orgoglio e raramente con saltuarietà, conosceva benissimo
1'effetto che un successo in maglia azzurra poteva avere sullo spettatore
medio italiano in termini di risonanza ed interesse. Non vuoI essere assolutamente
un discorso nazionalista, ma noi tutti ci rendiamo conto che lo spazio,
il seguito televisivo e della carta stampata riservato alle nazionali
sportive in generale è di tutt'altra entità rispetto a quello
di un qualsiasi club.
Perchè non ricordare anche il più recente effetto sulle
tifoserie di basket spagnole, dovuto ai brillanti risultati della nazionale
iberica e alla nascita di giocatori simbolo tipo Paul Gasol (investiamo
sui settori giovanili! ! !). Il tutto chiaramente ha portato ad un incremento
dei passaggi televisivi e a spazi di prim'ordine sui quotidiani sportivi
spagnoli con l'unica conseguenza di vedere riempiti costantemente i palazzi
della penisola (più di 7000 spettatori di media a partita!). In
Italia questo, sembra non possa succedere più in quanto, pur essendo
palese la crisi del nostro movimento, ci si permette pure di rifiutare
o farla finita con la maglia azzurra prima del tempo senza capire l'indiretta
importanza che i pochi nomi di spicco del basket italiano hanno su chi
non segue con continuità la pallacanestro. Per questo noi proponiamo
alla Lega, la quale, ovviamente, non può non ritenersi responsabile
anche di questa scarsa valutazione del concetto di nazionale, una sanzione
sportiva di una certa entità stabilita (anche 3 mesi di inattività,
ad esempio) verso chi rifiuta la chiamata in azzurro se non per motivi
fisici ben illustrati e valutati da medici specializzati e di fiducia.
Ci rendiamo conto che non si dovrebbe arrivare a tali espedienti, il fatto
di essere considerati tra i migliori 12 giocatori della nazione dovrebbe
essere già di per sè un onore, ma il nostro caro giocattolino
sta per spezzarsi e se l'aiuto a tenerlo in sesto non viene da più
parti il futuro non potrà che essere sempre più nero.
CRITICHIAMO E PROPONIAMO, MA NON FACCIAMO SI' CHE CHI SEGUE DA
SEMPRE QUESTO SPORT SIA L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO DEI MERCENARI...FACCIAMO
SENTIRE LA NOSTRA VOCE! ! !
COMMANDOS TIGRE SIENA
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