FOSSA DEI LEONI FORTITUDO

Intervento al convegno del 18 Maggio 2001 a Venezia


Innanzitutto rubo 2 minuti per una precisazione; inizialmente, non avendo informato il Gruppo a cui appartengo, avevo dato adesione a questo convegno in forma personale in attesa dei documenti relativi a questa iniziativa per verificare gli argomenti di convocazione. E' per questo che nei documenti vengo definito genericamente "Ultras Fortitudo". Successivamente, alla luce delle argomentazioni e del passaggio in riunione, il Gruppo ha deciso di delegarmi come rappresentante "ufficiale". Per cui il mio intervento è a nome della Fossa dei Leoni della Fortitudo Bologna.

Questa iniziativa è stata giudicata interessante dal nostro Gruppo perché non è la solita solfa in cui sociologi e affini giudicano o mettono in croce gli Ultras, ma è una opportunità per far vedere che anche gli Ultras pensano, agiscono e costruiscono non solo per dare supporto alla propria squadra del cuore ma per essi stessi e per ciò che li circonda. Ma, siamo ottimisti e vogliamo spingerci oltre, crediamo che questa sia un'occasione il cui scopo non è solamente dimostrare cosa fanno e chi sono gli Ultras, è, probabilmente (e sinceramente lo speriamo), un punto di partenza per cominciare a dare credito a questo movimento d'aggregazione giovanile tra i più longevi in assoluto.

LA DIFFERENZA TRA IL PUBBLICO DEL BASKET E QUELLO DEL CALCIO

Di Ultras si è già parlato abbondantemente per cui non mi starò a dilungare su questo aspetto ma inizierò con lo spiegare alcune differenze tra il movimento Ultras del basket rispetto a quello del calcio.

· Luogo dove si svolgono le gare/ Costi per assistere alee gare

Sicuramente per bacino d'utenza è un fenomeno minoritario rispetto a quello del calcio ma ha una sua importanza proprio per il modo molto simile di essere in tutto e per tutto uguale all'Ultras del football. La maniera di essere Ultras quindi, è la medesima, con le stesse situazioni comportamentali: coreografie, incitamenti, materiale autoprodotto, rivalità e, conseguentemente, incidenti.
C'è però sicuramente un pubblico diverso. Questo probabilmente dovuto da 2 fattori: il luogo dove si svolgono le competizioni (al chiuso dentro un palazzetto dello sport) ed il prezzo di accessibilità alla gara. Quest'ultima affermazione non è limitativa in assoluto, ma sicuramente l'essere storicamente più popolare ed avere impianti decisamente più grandi garantisce al calcio un pubblico più "proletario" mentre fa sì che il basket sia considerato più per un pubblico "borghese". Facendo queste considerazioni mi riferisco chiaramente al mondo della curva o gradinata che sia, non considero sicuramente altri settori più costosi.
Si può anche dire che l'essere più "proletario" significa avere una curva dove gli Ultras hanno una base violenta maggiore rispetto al basket dove c'è un pubblico "borghese" quindi, in teoria, meno violento. Ma è solo una teoria che non è confermata da dati sicuri. Però si può dire che, genericamente, può essere così.

Il nostro caso è differente. Il nostro Gruppo ha tutti i dettami per essere considerato un Gruppo Ultras molto simile a quello del calcio. Un po' perché gli Ultras del Bologna calcio frequentano da sempre la gradinata del Palasport sponda Fortitudo, un po' perché genericamente il pubblico Fortitudino è sempre stato considerato tra i più caldi dei vari palazzetti italiani.
Quando intendo "caldo" intendo partecipe in maniera forte alle sorti della squadra.

· La multirazzialità del basket rispetto al calcio

Altra cosa che differenzia il calcio dalla pallacanestro è la storia di questi sport: il primo tipicamente europeo praticato da moltissima gente ovunque, il secondo d'importazione americana che si può praticare in condizioni meno facili del primo. Non c'è la necessità di un luogo chiuso ma sicuramente creare un cesto dove tirare è più difficile che creare 2 "pali" per immaginarsi una porta.
La popolarità del primo, soprattutto in Europa, fa sì che i campioni che calcano le scene dei campi da calcio siano soprattutto di razza bianca, invece il basket ha campioni che sono soprattutto di colore. Questo fa sì che nel basket il razzismo sia una situazione meno diffusa, anche perché, da sempre, i giocatori che facevano la differenza in una squadra erano "gli americani" provenienti dalla NBA, il supercampionato statunitense. E solitamente questi erano dei "colored" cresciuti nelle centinaia di palyground sparsi negli Stati Uniti
Questo comunque non vuol dire che il razzismo non è presente nei palazzetti italiani, è solamente maggiormente circoscritto a causa della storica multietnicità di questo sport.

· L'ingerenza commerciale nel basket

Altra differenza molto forte rispetto al calcio (ma qui quest'ultimo si sta' avvicinando velocemente) è la dipendenza della pallacanestro al mondo della pubblicità. Da sempre il basket ha utilizzato gli sponsor come forma di introito per avere dei liquidi con il quale pagare i giocatori e per partecipare ai campionati. Ma l'ingerenza commerciale è talmente alta da parlare di dipendenza necessaria pena la scomparsa della società. La dimostrazione sta' nei troppi fallimenti di società che, non più in grado di interessare qualche sponsor in una determinata città, sono state costrette a chiudere le attività agonistiche nel campionato di A salvaguardando solo i vivai giovanili o, addirittura, costrette ad emigrare in altre città.
La negatività arriva al massimo quando si nomina la squadra. Soprattutto per i giornali, ma anche per i tifosi in genere, la società è identificata con lo sponsor e basta. Per fare un esempio era grandissima e famosissima la Simmenthal Milano che quasi nessuno chiamava Olimpia, che è il nome della società. Per quanto riguarda noi o eravamo l'Eldorado (e successivamente l'Alco, la Yoga e l'Arimo, per citare alcuni degli sponsor più longevi) o Bologna 2! Questa ulteriore identificazione perché a Bologna esiste una seconda società di basket molto più famosa ed importante per meriti sportivi e per anzianità. Insomma nessuno nominava mai la Fortitudo! E' grazie alla nostra testardaggine dovuta alla nostra identificazione nel nome della società che tutti i giornali ora riportano ancora il nome dello sponsor, ma sono più le volte che nominano la Fortitudo.
Questo l'abbiamo ottenuto smettendo di gridare slogan con il nome dello sponsor (cosa che negli anni 70 e 80 era naturale) ed adattando le canzoni solo ed esclusivamente al nome della società. Volenti o nolenti tutti ora dicono Fortitudo, chi dice Paf (l'attuale sponsor) è un novizio o un semplice sportivo. E' bene ricordare che l'ingerenza "commerciale" non si ferma a ciò ma arriva anche a cambiare i colori sociali della squadra. Noi in una situazione di questo tipo arrivammo a contestare lo sponsor fino a quando non cambiò nuovamente i colori.

RIASSUMENDO…

Queste sono 3 grandi sostanziali differenze tra il mondo del basket e quello del calcio, differenze sempre meno grandi a nostro modo di vedere. Sempre meno grandi perché c'è un livellamento verso il negativo tra i due sport.
· I costi si stanno livellando verso l'alto (solo chi deve fare promozione tiene costi bassi, chi invece il bacino d'utenza l'ha già consolidato pratica i prezzi che gli pare, senza nessun controllo)
· Il razzismo si sta' facendo sempre più spazio perché, utilizzando il ragionamento "per contrapposizione faccio di tutto per offenderti", anche nel basket il verso della scimmia viene utilizzato per offendere i giocatori di colore dell'altra squadra anche se nella propria ce ne sono. Ma il razzismo nel basket, come nel calcio ora va oltre, appurato che dai cori contro i meridionali (primi anni 80) si è arrivati a quelli contro la gente di colore, ora si è estesa la gamma verso i giocatori della ex Jugoslavia apostrofati "zingari di merda".
· La commercializzazione del calcio ha raggiunto livelli altissimi paragonabili al basket con l'unica differenza che ancora le squadre hanno le proprie denominazioni e non sono chiamate con il nome dello sponsor.


SALVAGUARDIA DELL'IDENTITA' DEL TIFOSO

· I costi

Ora, parlando di salvaguardia dell'identità del tifoso, parlo della nostra maniera di difenderci da queste ingerenze pesanti che tendono (ormai è appurato) ad eliminare il tifoso genuino e appassionato dello sport che si identifica, soprattutto, nella propria squadra.
Oltre alle generiche denunce attuate in momenti circostanziati legati a determinati accadimenti durante la stagione (vedi il caro biglietti che per noi raggiunge l'apice quando giochiamo i derby in casa dell'altra squadra di Bologna. Per la cronaca il singolo biglietto ci costa 85.000), cerchiamo di creare due livelli di confronto: uno con la nostra società ed uno con i tifosi delle altre squadre.
Premettendo che noi non accettiamo nessun tipo di contributo dalla nostra società (l'unica cosa è un riconoscimento per le trasferte europee quantificato nel pagarci il biglietto d'entrata al palazzo di chi ci ospita) pena l'evidente rischio di non autonomia di scelte da parte nostra, ci rivolgiamo ad essa perché pratichi prezzi bassi per i tifosi che vengono in trasferta da noi. E' bene ricordare che la Fortitudo è la seconda società che pratica prezzi alti al palazzo per chi non si abbona (45.000 per i prezzi più popolari). Così facendo evitiamo che anche le altre società, quando noi andiamo in trasferta, ci facciano pagare quanto hanno pagato i loro tifosi da noi.
C'è da dire che noi ci siamo spinti oltre facendoci ricevere dal presidente della Lega Basket ed esponendogli direttamente il problema. Ma la cosa fatta così rischia di essere sterile, quindi abbiamo cercato di contattare le altre tifoserie per far sì che anche loro facessero la stessa pressione sulle loro società.
Se non si abbassano i prezzi la certezza è che il tifoso meno abbiente, che poi è anche quello più caldo e genuino, a causa di questo eccessivo incremento dei prezzi smetta di venire. Da noi questo sta già accadendo. Il suo posto è rilevato da persone che vanno al basket come se andassero al cinema e questo è, a nostro avviso, ciò che stanno tentando di fare chi è nella stanza dei bottoni del basket e del calcio.

· Il razzismo

Rispetto al razzismo anche qui abbiamo da sempre cercato di sensibilizzare la gente che viene al palazzo, reagendo con determinazione ogni qual volta si presentava il problema.
Innanzitutto c'è da dire che da sempre la F.d.L ha mantenuto posizioni di apoliticità, questo ha fatto sì che determinate ingerenze non avessero terreno fertile. Ma ciò non basta. Proprio l'anno scorso colpito da ciò che accadeva fuori e dentro ai campi di gioco il nostro capitano Carlton Myers, di colore, ci coinvolse per una iniziativa antirazzista. Fu un'iniziativa che coinvolse tutto il palazzo e tutti i club organizzati che tifano Fortitudo.
Ma non basta, non è bastato. Purtroppo il razzismo in maniera strisciante sta dilagando nella società civile per cui è sulla bocca di tutti. Non cercato ma in maniera "involontaria" e capita che se un giocatore dell'altra squadra è più forte dei tuoi o commetta un fallo, viene apostrofato per il colore della sua pelle. Con la Fortitudo , nonostante l'iniziativa di Myers, è capitato nuovamente nelle gare di Eurolega contro la nostra concittadina. Questo ha fatto sì che noi prendessimo nuovamente posizione contro con un comunicato ed uno striscione legato all'iniziativa antirazzista europea svoltasi in Aprile.

· La commercializzazione

Questo campo è quello più vasto e pericoloso. Può essere legato ai costi al quale accennavo prima ma in realtà la è molto più complessa e "più grande" di noi.
Qui si parla di interessi commerciali pesanti che si possono già capire dall'eliminazione di certe competizioni europee a scapito di altre solo per "fare giocare di più" e quindi aumentare gli introiti
Ma il pericolo non si ferma qui, va ben oltre. Oltre a cercare di cambiare lo scenario dei luoghi dove si svolgono le competizioni sportive, palazzetti e stadi trasformati in centri commerciali, si tenta di dare vita a campionati professionistici solo per le squadre che se lo possono permettere. Ed in questo il basket è all'avanguardia.
Nascondendosi dietro "la solidità di un club", si cerca di creare un'elite di squadre che si giocano un campionato solo per loro o che, addirittura, non partecipino ad una campionato nazionale ma ad un campionato europeo dove si accede per "solidità e garanzie".
L'idea è creare spettacolo anche se dietro a queste idee c'è la volontà e necessità di fare girare denaro sempre più velocemente ed in maniera sempre più copiosa. E a rimetterci chi sarà?
Sempre il tifoso che segue la squadra ovunque e che in essa si identifica per centinaia di motivi.
Anche qui stiamo cercando di coinvolgere le tifoserie per capire cosa si può fare per arginare il problema o fornire chiavi di lettura diverse da quelle che vogliono a tutti i costi darci per vere.
Già in passato abbiamo contestato la RAI per la scelta di mandare in onda partite in giorni ed orari legati solo a motivi televisivi. Questo è stata una delle prima avvisaglie di questa commercializzazione ora la posta si sta alzando enormemente.

Questi sono solo una parte dei problemi che ci siamo posti e sul quale ci battiamo altri, più strettamente legati al nostro modo di essere tifosi sono la repressione ed il comportamento verso la società.
Anche in queste situazioni ci rapportiamo in maniera diretta: è di 2 anni fa la decisone di denunciare pubblicamente le operazioni non troppo pulite della questura nei nostri confronti convocando conferenze stampa, proclamando una autosospensione del Gruppo e confrontandoci anche con le istituzioni. Risultato? Avevamo ragione. Le diffide incriminate furono revocate e l'atteggiamento della questura divenne decisamente diverso.
Rispetto la società "civile" è da anni che raccogliamo fondi o facciamo di nostro pugno donazioni per associazioni particolari vedi "il telefono azzurro" o per i bambini della Bosnia.

Questo per noi vuol dire essere Ultras, sicuramente siamo anche violenti o non ci tiriamo indietro in situazioni di questo tipo ma, e questa è una denuncia che facemmo dopo la morte dell'Ultrà del Genoa "Spagna" tramite uno striscione: LA VIOLENZA NON E' NELLO SPORT MA NELLA SOCIETA'. Questo per dire che anche noi siamo figli di quello che abbiamo intorno e come tali ci comportiamo consci delle nostre contraddizioni. Però crediamo di avere un vantaggio rispetto ad altri.
Ne siamo consci !