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Innanzitutto rubo 2 minuti per una precisazione; inizialmente, non
avendo informato il Gruppo a cui appartengo, avevo dato adesione a questo
convegno in forma personale in attesa dei documenti relativi a questa
iniziativa per verificare gli argomenti di convocazione. E' per questo
che nei documenti vengo definito genericamente "Ultras Fortitudo".
Successivamente, alla luce delle argomentazioni e del passaggio in riunione,
il Gruppo ha deciso di delegarmi come rappresentante "ufficiale".
Per cui il mio intervento è a nome della Fossa dei Leoni della
Fortitudo Bologna.
Questa iniziativa è stata giudicata interessante dal nostro
Gruppo perché non è la solita solfa in cui sociologi e
affini giudicano o mettono in croce gli Ultras, ma è una opportunità
per far vedere che anche gli Ultras pensano, agiscono e costruiscono
non solo per dare supporto alla propria squadra del cuore ma per essi
stessi e per ciò che li circonda. Ma, siamo ottimisti e vogliamo
spingerci oltre, crediamo che questa sia un'occasione il cui scopo non
è solamente dimostrare cosa fanno e chi sono gli Ultras, è,
probabilmente (e sinceramente lo speriamo), un punto di partenza per
cominciare a dare credito a questo movimento d'aggregazione giovanile
tra i più longevi in assoluto.
LA DIFFERENZA TRA IL PUBBLICO DEL BASKET E QUELLO
DEL CALCIO
Di Ultras si è già parlato abbondantemente per cui non
mi starò a dilungare su questo aspetto ma inizierò con
lo spiegare alcune differenze tra il movimento Ultras del basket rispetto
a quello del calcio.
· Luogo dove si svolgono le gare/ Costi per assistere alee
gare
Sicuramente per bacino d'utenza è un fenomeno minoritario
rispetto a quello del calcio ma ha una sua importanza proprio per
il modo molto simile di essere in tutto e per tutto uguale all'Ultras
del football. La maniera di essere Ultras quindi, è la medesima,
con le stesse situazioni comportamentali: coreografie, incitamenti,
materiale autoprodotto, rivalità e, conseguentemente, incidenti.
C'è però sicuramente un pubblico diverso. Questo probabilmente
dovuto da 2 fattori: il luogo dove si svolgono le competizioni (al
chiuso dentro un palazzetto dello sport) ed il prezzo di accessibilità
alla gara. Quest'ultima affermazione non è limitativa in assoluto,
ma sicuramente l'essere storicamente più popolare ed avere
impianti decisamente più grandi garantisce al calcio un pubblico
più "proletario" mentre fa sì che il basket
sia considerato più per un pubblico "borghese". Facendo
queste considerazioni mi riferisco chiaramente al mondo della curva
o gradinata che sia, non considero sicuramente altri settori più
costosi.
Si può anche dire che l'essere più "proletario"
significa avere una curva dove gli Ultras hanno una base violenta
maggiore rispetto al basket dove c'è un pubblico "borghese"
quindi, in teoria, meno violento. Ma è solo una teoria che
non è confermata da dati sicuri. Però si può
dire che, genericamente, può essere così.
Il nostro caso è differente. Il nostro Gruppo ha tutti i dettami
per essere considerato un Gruppo Ultras molto simile a quello del
calcio. Un po' perché gli Ultras del Bologna calcio frequentano
da sempre la gradinata del Palasport sponda Fortitudo, un po' perché
genericamente il pubblico Fortitudino è sempre stato considerato
tra i più caldi dei vari palazzetti italiani.
Quando intendo "caldo" intendo partecipe in maniera forte
alle sorti della squadra.
· La multirazzialità del basket rispetto al calcio
Altra cosa che differenzia il calcio dalla pallacanestro è
la storia di questi sport: il primo tipicamente europeo praticato
da moltissima gente ovunque, il secondo d'importazione americana che
si può praticare in condizioni meno facili del primo. Non c'è
la necessità di un luogo chiuso ma sicuramente creare un cesto
dove tirare è più difficile che creare 2 "pali"
per immaginarsi una porta.
La popolarità del primo, soprattutto in Europa, fa sì
che i campioni che calcano le scene dei campi da calcio siano soprattutto
di razza bianca, invece il basket ha campioni che sono soprattutto
di colore. Questo fa sì che nel basket il razzismo sia una
situazione meno diffusa, anche perché, da sempre, i giocatori
che facevano la differenza in una squadra erano "gli americani"
provenienti dalla NBA, il supercampionato statunitense. E solitamente
questi erano dei "colored" cresciuti nelle centinaia di
palyground sparsi negli Stati Uniti
Questo comunque non vuol dire che il razzismo non è presente
nei palazzetti italiani, è solamente maggiormente circoscritto
a causa della storica multietnicità di questo sport.
· L'ingerenza commerciale nel basket
Altra differenza molto forte rispetto al calcio (ma qui quest'ultimo
si sta' avvicinando velocemente) è la dipendenza della pallacanestro
al mondo della pubblicità. Da sempre il basket ha utilizzato
gli sponsor come forma di introito per avere dei liquidi con il quale
pagare i giocatori e per partecipare ai campionati. Ma l'ingerenza
commerciale è talmente alta da parlare di dipendenza necessaria
pena la scomparsa della società. La dimostrazione sta' nei
troppi fallimenti di società che, non più in grado di
interessare qualche sponsor in una determinata città, sono
state costrette a chiudere le attività agonistiche nel campionato
di A salvaguardando solo i vivai giovanili o, addirittura, costrette
ad emigrare in altre città.
La negatività arriva al massimo quando si nomina la squadra.
Soprattutto per i giornali, ma anche per i tifosi in genere, la società
è identificata con lo sponsor e basta. Per fare un esempio
era grandissima e famosissima la Simmenthal Milano che quasi nessuno
chiamava Olimpia, che è il nome della società. Per quanto
riguarda noi o eravamo l'Eldorado (e successivamente l'Alco, la Yoga
e l'Arimo, per citare alcuni degli sponsor più longevi) o Bologna
2! Questa ulteriore identificazione perché a Bologna esiste
una seconda società di basket molto più famosa ed importante
per meriti sportivi e per anzianità. Insomma nessuno nominava
mai la Fortitudo! E' grazie alla nostra testardaggine dovuta alla
nostra identificazione nel nome della società che tutti i giornali
ora riportano ancora il nome dello sponsor, ma sono più le
volte che nominano la Fortitudo.
Questo l'abbiamo ottenuto smettendo di gridare slogan con il nome
dello sponsor (cosa che negli anni 70 e 80 era naturale) ed adattando
le canzoni solo ed esclusivamente al nome della società. Volenti
o nolenti tutti ora dicono Fortitudo, chi dice Paf (l'attuale sponsor)
è un novizio o un semplice sportivo. E' bene ricordare che
l'ingerenza "commerciale" non si ferma a ciò ma arriva
anche a cambiare i colori sociali della squadra. Noi in una situazione
di questo tipo arrivammo a contestare lo sponsor fino a quando non
cambiò nuovamente i colori.
RIASSUMENDO
Queste sono 3 grandi sostanziali differenze tra il mondo del basket
e quello del calcio, differenze sempre meno grandi a nostro modo di
vedere. Sempre meno grandi perché c'è un livellamento
verso il negativo tra i due sport.
· I costi si stanno livellando verso l'alto (solo chi deve
fare promozione tiene costi bassi, chi invece il bacino d'utenza l'ha
già consolidato pratica i prezzi che gli pare, senza nessun
controllo)
· Il razzismo si sta' facendo sempre più spazio perché,
utilizzando il ragionamento "per contrapposizione faccio di tutto
per offenderti", anche nel basket il verso della scimmia viene
utilizzato per offendere i giocatori di colore dell'altra squadra
anche se nella propria ce ne sono. Ma il razzismo nel basket, come
nel calcio ora va oltre, appurato che dai cori contro i meridionali
(primi anni 80) si è arrivati a quelli contro la gente di colore,
ora si è estesa la gamma verso i giocatori della ex Jugoslavia
apostrofati "zingari di merda".
· La commercializzazione del calcio ha raggiunto livelli altissimi
paragonabili al basket con l'unica differenza che ancora le squadre
hanno le proprie denominazioni e non sono chiamate con il nome dello
sponsor.
SALVAGUARDIA DELL'IDENTITA' DEL TIFOSO
· I costi
Ora, parlando di salvaguardia dell'identità del tifoso, parlo
della nostra maniera di difenderci da queste ingerenze pesanti che
tendono (ormai è appurato) ad eliminare il tifoso genuino e
appassionato dello sport che si identifica, soprattutto, nella propria
squadra.
Oltre alle generiche denunce attuate in momenti circostanziati legati
a determinati accadimenti durante la stagione (vedi il caro biglietti
che per noi raggiunge l'apice quando giochiamo i derby in casa dell'altra
squadra di Bologna. Per la cronaca il singolo biglietto ci costa 85.000),
cerchiamo di creare due livelli di confronto: uno con la nostra società
ed uno con i tifosi delle altre squadre.
Premettendo che noi non accettiamo nessun tipo di contributo dalla
nostra società (l'unica cosa è un riconoscimento per
le trasferte europee quantificato nel pagarci il biglietto d'entrata
al palazzo di chi ci ospita) pena l'evidente rischio di non autonomia
di scelte da parte nostra, ci rivolgiamo ad essa perché pratichi
prezzi bassi per i tifosi che vengono in trasferta da noi. E' bene
ricordare che la Fortitudo è la seconda società che
pratica prezzi alti al palazzo per chi non si abbona (45.000 per i
prezzi più popolari). Così facendo evitiamo che anche
le altre società, quando noi andiamo in trasferta, ci facciano
pagare quanto hanno pagato i loro tifosi da noi.
C'è da dire che noi ci siamo spinti oltre facendoci ricevere
dal presidente della Lega Basket ed esponendogli direttamente il problema.
Ma la cosa fatta così rischia di essere sterile, quindi abbiamo
cercato di contattare le altre tifoserie per far sì che anche
loro facessero la stessa pressione sulle loro società.
Se non si abbassano i prezzi la certezza è che il tifoso meno
abbiente, che poi è anche quello più caldo e genuino,
a causa di questo eccessivo incremento dei prezzi smetta di venire.
Da noi questo sta già accadendo. Il suo posto è rilevato
da persone che vanno al basket come se andassero al cinema e questo
è, a nostro avviso, ciò che stanno tentando di fare
chi è nella stanza dei bottoni del basket e del calcio.
· Il razzismo
Rispetto al razzismo anche qui abbiamo da sempre cercato di sensibilizzare
la gente che viene al palazzo, reagendo con determinazione ogni qual
volta si presentava il problema.
Innanzitutto c'è da dire che da sempre la F.d.L ha mantenuto
posizioni di apoliticità, questo ha fatto sì che determinate
ingerenze non avessero terreno fertile. Ma ciò non basta. Proprio
l'anno scorso colpito da ciò che accadeva fuori e dentro ai
campi di gioco il nostro capitano Carlton Myers, di colore, ci coinvolse
per una iniziativa antirazzista. Fu un'iniziativa che coinvolse tutto
il palazzo e tutti i club organizzati che tifano Fortitudo.
Ma non basta, non è bastato. Purtroppo il razzismo in maniera
strisciante sta dilagando nella società civile per cui è
sulla bocca di tutti. Non cercato ma in maniera "involontaria"
e capita che se un giocatore dell'altra squadra è più
forte dei tuoi o commetta un fallo, viene apostrofato per il colore
della sua pelle. Con la Fortitudo , nonostante l'iniziativa di Myers,
è capitato nuovamente nelle gare di Eurolega contro la nostra
concittadina. Questo ha fatto sì che noi prendessimo nuovamente
posizione contro con un comunicato ed uno striscione legato all'iniziativa
antirazzista europea svoltasi in Aprile.
· La commercializzazione
Questo campo è quello più vasto e pericoloso. Può
essere legato ai costi al quale accennavo prima ma in realtà
la è molto più complessa e "più grande"
di noi.
Qui si parla di interessi commerciali pesanti che si possono già
capire dall'eliminazione di certe competizioni europee a scapito di
altre solo per "fare giocare di più" e quindi aumentare
gli introiti
Ma il pericolo non si ferma qui, va ben oltre. Oltre a cercare di
cambiare lo scenario dei luoghi dove si svolgono le competizioni sportive,
palazzetti e stadi trasformati in centri commerciali, si tenta di
dare vita a campionati professionistici solo per le squadre che se
lo possono permettere. Ed in questo il basket è all'avanguardia.
Nascondendosi dietro "la solidità di un club", si
cerca di creare un'elite di squadre che si giocano un campionato solo
per loro o che, addirittura, non partecipino ad una campionato nazionale
ma ad un campionato europeo dove si accede per "solidità
e garanzie".
L'idea è creare spettacolo anche se dietro a queste idee c'è
la volontà e necessità di fare girare denaro sempre
più velocemente ed in maniera sempre più copiosa. E
a rimetterci chi sarà?
Sempre il tifoso che segue la squadra ovunque e che in essa si identifica
per centinaia di motivi.
Anche qui stiamo cercando di coinvolgere le tifoserie per capire cosa
si può fare per arginare il problema o fornire chiavi di lettura
diverse da quelle che vogliono a tutti i costi darci per vere.
Già in passato abbiamo contestato la RAI per la scelta di mandare
in onda partite in giorni ed orari legati solo a motivi televisivi.
Questo è stata una delle prima avvisaglie di questa commercializzazione
ora la posta si sta alzando enormemente.
Questi sono solo una parte dei problemi che ci siamo posti e sul quale
ci battiamo altri, più strettamente legati al nostro modo di
essere tifosi sono la repressione ed il comportamento verso la società.
Anche in queste situazioni ci rapportiamo in maniera diretta: è
di 2 anni fa la decisone di denunciare pubblicamente le operazioni non
troppo pulite della questura nei nostri confronti convocando conferenze
stampa, proclamando una autosospensione del Gruppo e confrontandoci
anche con le istituzioni. Risultato? Avevamo ragione. Le diffide incriminate
furono revocate e l'atteggiamento della questura divenne decisamente
diverso.
Rispetto la società "civile" è da anni che raccogliamo
fondi o facciamo di nostro pugno donazioni per associazioni particolari
vedi "il telefono azzurro" o per i bambini della Bosnia.
Questo per noi vuol dire essere Ultras, sicuramente siamo anche violenti
o non ci tiriamo indietro in situazioni di questo tipo ma, e questa
è una denuncia che facemmo dopo la morte dell'Ultrà del
Genoa "Spagna" tramite uno striscione: LA VIOLENZA NON E'
NELLO SPORT MA NELLA SOCIETA'. Questo per dire che anche noi siamo figli
di quello che abbiamo intorno e come tali ci comportiamo consci delle
nostre contraddizioni. Però crediamo di avere un vantaggio rispetto
ad altri.
Ne siamo consci !
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